Archivi digitalizzati
In questa pagina sono presentate le banche dati realizzate per la descrizione di alcuni nuclei documentali.
L’Archivio centrale dello Stato ha realizzato nel tempo banche dati per la descrizione di alcuni nuclei documentali. Si tratta di risorse eterogenee che risentono degli obiettivi di volta in volta definiti nell’ambito di specifici progetti o della tecnologia disponibile al momento.
Di seguito sono riportati i link alle banche dati, presentate in ordine alfabetico.
L’archivio della Commissione Alleata di controllo e del Governo militare alleato che operarono in Italia tra il 1943 e il 1947 è conservato presso il National Archives and Records Administration di Washington. Presso l’Archivio centrale dello Stato è consultabile la sua riproduzione su microfilm. A partire da oggi è nuovamente disponibile il link che permette la consultazione online dell’inventario e delle immagini digitali di circa 2 milioni di documenti.
ATTENZIONE:
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Il progetto parte nel 2013, ma l’iniziativa per la salvaguardia dell’archivio della Cassa per il Mezzogiorno/Agensud nasce nel 2012, quando si costituisce, su impulso della Svimez, un gruppo di lavoro multidisciplinare che individua come obiettivo principale il recupero e la riunificazione presso l’Archivio centrale dello Stato dei vari rami dell’archivio dispersi a seguito della liquidazione dell’Agensud.
La schedatura e la digitalizzazione della documentazione sono state realizzate nell’ambito del progetto Archivi on-line promosso dal Senato della Repubblica dal 2003 con l’obiettivo di realizzare l’efficace integrazione delle fonti per la storia politica e istituzionale, anche al fine di definire percorsi di ricerca trasversali sui diversi fondi con un unico motore di ricerca.
La schedatura e la digitalizzazione della documentazione sono state realizzate nell’ambito del progetto Archivi on-line promosso dal Senato della Repubblica dal 2003 con l’obiettivo di realizzare l’efficace integrazione delle fonti per la storia politica e istituzionale, anche al fine di definire percorsi di ricerca trasversali sui diversi fondi con un unico motore di ricerca.
Nacque a Rieti il 5 gennaio 1906. Si laureò in giurisprudenza a Milano, avvocato. Fu iscritto all’Azione cattolica fino all’avvento del fascismo. Collaborò alla rivista antifascista “Pietre” nel 1928 fu arrestato e poi prosciolto. Iniziò quindi a collaborare al quotidiano “Risorgimento liberale italiano”. Dal 1930 visse a Roma. Nel settembre del 1943 entrò nel Comitato di liberazione nazionale. Fu segretario generale del Partito liberale italiano (1944-1945), ministro del lavori pubblici nel primo governo De Gasperi dal 10 dicembre 1945 al 1 luglio 1946. Dal 1949 collaborò al “Mondo” di Mario Pannunzio. Dopo la scissione del Partito liberale, fu tra i fondatori del Partito radicale italiano (1955) e nelle liste di questo Partito si presentò alle elezioni amministrative di Roma nel 1956. Fu assessore all’Urbanistica. Nel 1962 uscì dal Partito radicale; nel 1963 entra nel Partito socialdemocratico italiano. Morì il 27 ottobre 1980.
L’archivio è stato acquisito insieme ad altri archivi donati o provenienti da Renzo De Felice.
L’Archivio Centrale dello Stato mette a disposizione 433 interviste in italiano frutto di una collaborazione della Direzione generale per gli archivi con la USC Shoah Foundation – The Institute for Visual History and Education di Los Angeles (ora USC Shoah Foundation, l’istituzione culturale creata da Steven Spielberg per la raccolta delle testimonianze dei sopravvissuti alla Shoah). Sono stati intervistati i testimoni della persecuzione fascista e nazista contro gli ebrei, gli omosessuali, i sinti e rom e le vittime di esperimenti eugenetici, a partire dal 1933 e fino al termine della seconda guerra mondiale. Fra loro, i sopravvissuti ai campi di concentramento e sterminio, le persone che si sono salvate dall’arresto con la fuga o nascondendosi, chi li ha aiutati e soccorsi, appartenenti a formazioni della resistenza, coloro che hanno liberato i campi e persone che, a diverso titolo, hanno partecipato a processi per crimini di guerra.
La pubblicazione sul web della banca dati di tutti i verbali del Consiglio per gli Archivi e della Giunta che lo affiancò per alcuni decenni mette a disposizione degli utenti uno strumento-chiave per la storia dell’amministrazione archivistica italiana: dai primi decenni dell’unità nazionale (che posero le basi dell’organizzazione di un sistema organico di istituti di concentrazione), ai primi del secolo XX (con il contributo al funzionamento degli archivi correnti dei dicasteri centrali), al “ventennio” (in cui si pose la questione della vigilanza sugli archivi non statali), fino agli anni del bilancio dei gravi danni della guerra ed infine alla creazione del Ministero per i beni culturali e ambientali e all’uscita degli archivi dal dicastero dell’interno.
L’archivio è costituito da 152589 fascicoli personali con documentazione prevalentemente compresa tra il 1894 e il 1945. I fascicoli contengono note informative, relazioni, verbali di interrogatori, provvedimenti di polizia, indicazioni di iscrizione nella Rubrica di frontiera o nel Bollettino delle ricerche e spesso una scheda biografica che riporta sinteticamente e cronologicamente tutta l’attività dello schedato. I documenti di data successiva al 1945 si riferiscono alle pratiche per la concessione dei benefici accordati ai perseguitati politici del regime fascista.
Nel 2012 è stata realizzata una nuova interfaccia della banca dati per consentire un approccio più immediato alla esplorazione di uno degli archivi più consultati dell’ACS. Alcuni fascicoli sono stati digitalizzati e resi disponibili attraverso un link alla sezione dedicata all’e-commerce del sito web dell’Archivio centrale dello Stato.
Questo fondo comprende 2492 ritratti di personalità realizzati dal fotografo Severino Crescente nel suo atelier di via Flaminia 21 a Roma dal 1948 al 1961.
Si tratta specialmente di personaggi della politica ma anche della scienza medica e della Chiesa cattolica.
È una delle banche dati più consultate della Sezione Araldica, costituita da circa 8.000 record, relativi ai fascicoli intestati a comuni e province con i relativi decreti di approvazione degli stemmi, dei gonfaloni, degli emblemi, delle bandiere e dei sigilli. La eventuale presenza di disegni originali degli stemmi approvati corrispondenti ai singoli decreti è stata segnalata nella banca dati e ne sono state acquisite elettronicamente le immagini associate ai decreti di riferimento (circa 1500 immagini).
La banca dati presenta le schede relative alle compagini governative succedutesi dall’Unità d’Italia fino al 1970, quando con legge n. 281, si provvide al varo delle regioni a statuto ordinario.
Per ogni governo sono riportate la legislatura e le date estreme di effettiva durata dei ministeri. In molti casi quindi la data terminale non è quella del decreto di accettazione delle dimissioni da parte del re o del presidente della repubblica ma quella di nomina del governo successivo. In questi casi si è data l’indicazione in nota della data del decreto di accettazione delle dimissioni. Le schede relative ai governi sono corredate da quelle riguardanti i ministeri, i sottosegretariati, i segretariati generali, gli alti commissariati, ecc.
Inoltre di tutti coloro che a titolo diverso sono citati vengono presentate le biografie complete.
Grazie ad una convenzione con l’Archivio storico del Senato della Repubblica è stata realizzata la messa in rete e la creazione di una copia digitale di sicurezza degli atti normativi e degli allegati compresi nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti per il periodo 1861-1914 (nei prossimi anni si procederà alla digitalizzazione e schedatura degli atti normativi del periodo 1915-1931). La banca dati per il periodo 1861-1914 è già disponibile nella banca dati Archivi on line accessibile dal sito internet del Senato.
Filo conduttore delle vicende dell’Italia industriale dalla fine dell’Ottocento ad oggi, la documentazione dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi conservata presso l’Archivio centrale dello Stato consente di ricostruire il progresso tecnico e l’evoluzione del made in Italy, della creatività, del costume, del gusto, della grafica, nonché di forme lessicali spesso diventate di uso comune.
Il fondo è costituito da 1.857.818 fascicoli versati dal Ministero dello Sviluppo Economico, e che coprono il periodo che va dal 1855 al 1986. È strutturato in tre serie relative ai Marchi di fabbrica o di prodotto (458.818 fascc.), ai Modelli di utilità o ornamentali (246.503 fascc.), e alle Invenzioni (1.152.497 fascc.).
Ogni fascicolo comprende la documentazione inviata al Ministero da singole persone o società che intendevano garantire e distinguere il proprio marchio, modello o invenzione, difendendolo da possibili contraffazioni o frodi, anche a tutela del consumatore finale. I fascicoli contengono una ricca e affascinante documentazione iconografica, oltre a relazioni, istanze e attestati di registrazione del brevetto.
La base dati consente la consultazione della serie dei Marchi dal 1865 al 1965, con allegata la digitalizzazione del relativo marchio, e della serie Modelli dal 1865 al 1965, con allegata la digitalizzazione dei primi 3303 fascicoli.
Laureato in giurisprudenza all’Università di Bari, si avvicina alla politica fin dagli anni giovanili. Si iscrive alla Federazione universitaria cattolica italiana (FUCI) della quale diviene presidente. Nel 1946 è vicepresidente della Democrazia Cristiana e viene eletto all’Assemblea Costituente, dove fa parte della Commissione che redige il testo costituzionale. Deputato nel 1948 e ancora nel 1953, è sottosegretario agli Esteri nel governo De Gasperi (1948-1950). Nel 1955 è ministro di Grazia e giustizia, quindi ministro della Pubblica istruzione nel 1956 e 1957. Nel 1959 diventa segretario del partito. Nel 1963 nominato presidente del Consiglio forma il primo governo di centro-sinistra, coalizione che regge fino al 1968. Dal 1969 al 1974 è ministro degli Esteri, di nuovo presidente del Consiglio dal 1974 al 1976, anno in cui è eletto presidente del Consiglio nazionale del partito. Nel 1975 il suo governo conclude il Trattato di Osimo, con cui si sanciva l’appartenenza della Zona B del Territorio Libero di Trieste alla Jugoslavia. Nel 1978, ancora presidente della Democrazia Cristiana, è fra coloro che sostengono l’idea di un governo di “solidarietà nazionale”. Professore ordinario di diritto penale presso l’Università di Bari, dal 1963 è titolare della cattedra di Istituzioni di diritto e procedura penale presso la Facoltà di Scienze politiche di Roma. Il 16 marzo 1978 è sequestrato da un commando delle Brigate Rosse. Dopo una prigionia di 55 giorni il cadavere di Aldo Moro viene ritrovato a Roma.
Sono conservati gli oltre 20 mila pezzi (documenti, fotografie, cimeli, libri, ecc.) raccolti per organizzare nel 1932 a Roma una mostra per la celebrazione del decennale della marcia su Roma attraverso i momenti determinanti per l’affermazione del fascismo: interventismo, guerra 1915-1918, fondazione fasci di combattimento, Fiume, 1920, 1921, 1922, marcia su Roma. La mostra fu ripresentata e aggiornata nel 1937 e nel 1942.
Nella Serie Esposizione è conservato, in originale, il materiale che venne raccolto per la realizzazione della Mostra. Nella Serie Servizio Fotografico, in copia, è conservato il materiale che venne effettivamente esposto.
L’archivio, oltre 250 scatole di documenti, è arrivato in ACS in condizioni non certo ottimali per procedere all’ordinamento e all’inventariazione: stato di disordine, confusione delle carte sia tematica che cronologica, mancanza di una selezione delle carte stesse preliminare al versamento in ACS, assenza di un elenco di versamento anche sommario e di qualsiasi mezzo di corredo atto a fornire almeno una traccia del tipo e della consistenza della documentazione.
D’altra parte si è resa immediatamente evidente la complessità e la tipologia quanto mai varia della documentazione, consistente in lettere, carte di studio, materiale a stampa, fotografie, appunti e scritti autografi, libri. Documentazione eterogenea attraverso la quale non è stato sempre agevole orientarsi, e il cui ordinamento ha richiesto anzi un notevole studio per rintracciare il filo conduttore di un abbozzo di ordinamento originale sulla base delle tracce fornite dallo stesso Parri. Queste sono molto più evidenti per la parte fino agli anni ’50, in cui esiste una fascicolazione abbastanza regolare. Le cose si complicano dagli anni ’50 in poi: per questa parte sono stati frequentissimi i casi di carte riunite in pacchi di corrispondenza generale indicata spesso con la generica formula di “Atti”, oppure di carte parcellizzate in micropratiche e in microraggruppamenti dai titoli non significativi: in questo caso la documentazione è stata ricondotta a ripartizioni più generali e comprensive, sempre sulla traccia di indicazioni fornite per altri versi dallo stesso Parri. Un discorso a parte merita per la sua specifica natura la documentazione relativa al periodo del governo.
Nel caso di archivi di statisti o di uomini politici si può frequentemente verificare il fatto di rinvenire tra le carte documentazione di Stato, prodotta dagli organi istituzionali di cui tali personaggi avevano a vario titolo fatto parte. Nel caso presente atti ufficiali di governo, carte del Gabinetto della Presidenza del Consiglio e documentazione del Ministero dell’interno sono rimasti nell’archivio privato di Parri, frammiste alle carte di natura personale.
Gran parte dei documenti sono pertinenti alla Segreteria particolare del Presidente del Consiglio: accanto ai fascicoli per i quali è evidente un intervento anche successivo e un rimaneggiamento da parte di Parri, sono rimasti solo pochissimi fascicoli originali di quello che era l’archivio della Segreteria particolare del Presidente del Consiglio, mentre il resto dell’archivio della Segreteria è stato rifuso insieme successivamente in nuovi fascicoli. A questo proposito si osserva che molte cartelline della Segreteria del PCM, appunto, sono state riutilizzate più volte da Parri evidentemente in successive riorganizzazioni delle carte (spesso recano titoli autografi su tutte e quattro le facciate), perdendosi così quello che era il primo ordinamento originario. Nell’archivio Parri è stata rinvenuta inoltre documentazione originale del gabinetto del Ministero degli esteri della RSI. Si tratta: di una cartella dal titolo originale “Cassaforte Gabinetto. Situazione interna italiana” contenente rapporti politici riservati al MAE sull’ordine pubblico, di 3 fascicoli della “segreteria particolare del Segretario generale” del MAE (uno è vuoto), e di un fascicolo di rapporti al duce dell’ambasciatore a Berlino Anfuso.
Si tratta in questo caso di carte di Stato non prodotte nell’ambito dell’attività di governo, ma evidentemente pervenute in visione a Parri durante lo stesso periodo e poi non più restituite. A conferma di ciò abbiamo trovato tra le carte personali di Emilio Re (commissario degli archivi del regno) conservate presso l’ACS, un breve carteggio del Ministro dell’Interno sugli atti d’archivio recuperati al Nord: precisamente appunti e promemoria di L. Sandri al Commissario degli archivi riguardanti le carte facenti parte dell’archivio riservato del gabinetto del min. degli esteri di Salò, pervenute a Roma, consegnate al presidente Bonomi e mai più restituite al MAE.
Da un appunto di L. Sandri a E. Re (in data 30 nov. 1945) si apprende che “l’ex presidente Bonomi data la loro delicatezza, le consegnò al capo della polizia <…> Successivamente ritenne di parlare di dette carte al presidente Parri che le volle presso di sé”. Di questi documenti esiste nell’archivio Re anche un elenco in cui sono riportati i 21 fascicoli prelevati a Salò nel maggio 1945. Una nota in calce segnala che tali documenti sono stati riconsegnati al MAE nel settembre 1945 eccettuate le cartelle n.15 “Crisi Buffarini Guidi (Apollonio Tamburini)” e n. 17 “Situazione interna italiana”, trattenute dal Min. Interni. Questi 2 fascicoli si ritrovano infatti nell’archivio Parri (ma la documentazione all’interno non è del tutto pertinente, soprattutto per quanto riguarda il primo fascicolo), come pure il fasc. “Rapporti da Berlino sulla situazione militare” menzionato al n.6 dell’elenco. Gli altri fascicoli della RSI rinvenuti tra le carte Parri (“Italia invasa” e “Lettera Farinacci a Rahn”, per altro vuoto) non sono invece menzionati nell’elenco.
Questo fondo fotografico comprende 3795 fotografie dell’Istituto LUCE commissionate all’istituto stesso dall’Ufficio propaganda del Partito nazionale fascista per documentare i ricevimenti, le visite, i viaggi, le inaugurazioni, le cerimonie, ecc. di e con Benito Mussolini dal 2 marzo 1927 al 31 novembre 1941.
Si tratta specialmente di eventi pubblici per cui insieme al capo del governo – quasi sempre accompagnato dal segretario del partito – sono ritratte le maggiori personalità istituzionali, politiche, militari, della cultura ed anche diversi rappresentanti di Stati esteri.
Non mancano comunque eventi di natura privata di Benito Mussolini e della sua famiglia.
Bibliologo e bibliotecario. Dal 1900 bibliotecario della Nazionale di Firenze e dal 1903 al 1929 direttore della Biblioteca del Senato. Contrario al fascismo lascia tale l’incarico e dal 1930 è all’Enciclopedia Italiana Treccani a Roma prima come redattore dell’Enciclopedia e poi come direttore del Dizionario biografico degli italiani fino al 1959.
L’archivio contiene corrispondenza di carattere familiare, corrispondenza con studiosi e con uomini della cultura e della politica, studi, note, appunti sul Dizionario biografico degli italiani, studi bibliografici e letterari.
L’archivio è stato acquistato nel 1999, in occasione di un’asta da Christie’s, dalla Sovrintendenza per i beni archivistici d’intesa con l’Archivio centrale dello Stato al quale era destinato.
Comprende 900 fotografie (divise in tre album) sulla prima guerra mondiale scattate sia nelle retrovie che presso la prima linea del fronte italo-austriaco da due addetti dello Stato Maggiore: Francesco Tamburini e Luigi Marzocchi. Completano la raccolta 500 lastre stereoscopiche.
Avvocato, esponente del Partito repubblicano italiano dal 1904. Nel 1928 espatriò in Svizzera, dove proseguì là la sua attività antifascista. Nel 1945 rientrò in Italia e l’anno seguente fu nominato prima ministro plenipotenziario e poi ambasciatore a Berna.
L’archivio è costituito prevalentemente da corrispondenza inviategli da esponenti dell’antifascismo.
L’Ufficio propaganda del Partito nazionale fascista nel giugno del 1940 commissiona all’Istituto LUCE la realizzazione di servizi fotografici per documentare l’ingresso e la partecipazione dell’Italia al conflitto mondiale.
Le oltre 24.000 fotografie conservate dall’Archivio centrale dello Stato testimoniano da quella data all’estate 1942 le azioni belliche di esercito, aviazione, marina, corpi speciali nei diversi fronti di guerra, ma anche cerimonie militari e visite del re, di Mussolini, di Hitler e di altri personaggi di rilievo.
Gli scatti si possono con buone probabilità attribuire – in tutto o in parte – al reporter al fronte dell’Istituto LUCE e pittore Maceo Casadei (Forlì, 1899 – 1992), perché circa 40 immagini della raccolta riproducono suoi disegni sul tema della guerra.
Archivio Centrale dello Stato