Archivio Centrale dello Stato

#donneinarchivio – Rosalie Montmasson

Rosalie Montmasson (detta anche Rosalia o Rosa) è una patriota italiana, l’unica donna a partecipare alla spedizione dei Mille anche se, come ricordato dallo stesso Garibaldi, nel territorio siciliano si uniranno all’impresa anche la veneta Antonia Masanello, la romana Marzia, la palermitana Lia e l’anglo-italiana Jessie White-Mario.

Rosalie nasce  il 12 gennaio 1826 a Saint-Jorioz, in Savoia. La sua è una famiglia semplice, di coltivatori, che lei aiuta nei campi fino all’età di quindici anni. Benché poco istruita, Rosalie è dotata di una grande intelligenza e un carattere deciso, doti che la portano a 15 anni a lasciare il suo paese natio. Con l’atto notarile del libre consentement, si emancipa dalla potestà del padre e conquista il diritto di sposare la persona scelta da sé. Parte per Marsiglia, dove inizia a lavorare come stiratrice e poi a Torino, allora capitale del Regno di Sardegna.

L’incontro con Francesco Crispi

L’avvocato Francesco Crispi (Ribera 1818 – Napoli 1901), giovane avvocato repubblicano (che aveva partecipato ai moti del 1848) la incontra per la prima volta a Marsiglia nel 1849, ma è a Torino che la conosce meglio, mentre lui è in esilio nelle prigioni di Palazzo Madama e Rosalie è incaricata di prendere e riportare la biancheria dei prigionieri politici. La loro relazione si intensifica e iniziano a convivere. Lui ha alle spalle un matrimonio, una vedovanza ed una relazione con Felicita Vella, una donna dalla quale ha un figlio. Rosalie è innamorata, nutre segretamente il desiderio di vedersi realizzata come sua moglie, ha un buono stipendio che le permette di mantenere anche Francesco, libero di dedicarsi interamente alla politica.

A Malta, Londra e Parigi

Nel 1853, il fallimento di un’insurrezione mazziniana milanese porta il governo di Cavour a decretare l’espulsione dal Piemonte di molti esuli, fra questi c’è anche Francesco Crispi, grande contestatore degli ordinamenti politici e amministrativi del regno sardo. Crispi quindi parte per Malta. L’isola è sotto il dominio dell’Inghilterra liberale ed è un posto sicuro per ricevere comunicazioni e notizie dalla penisola e mantenere un contatto con gli amici e le famiglie in patria. Rosalie lo segue e i due si sposano, secondo il solo rito religioso, nel dicembre del 1854. Anche a Malta Rosalie svolge lavori umili per mantenere sé stessa e Francesco, che è costantemente sorvegliato dalle spie borboniche e dall’autorità inglese. Rosalie viene a contatto con molti esuli italiani, partecipa alle loro riunioni dove si parla di “democrazia”, “libertà” e “unità d’Italia” e ne abbraccia gli ideali. Gli editoriali propagandistici e sovversivi del giornale politico fondato da Crispi a Malta «La Staffetta», causano però al marito il decreto di espulsione dall’isola. Lui parte per Londra e, trascorsi due mesi, Rosalie lo raggiunge.
Nella capitale britannica le condizioni di vita migliorano, entrano nella cerchia di Luigi Scalia, nobile e ricco siciliano, di idee conservatrici ma amico del mazziniano Nicola Fabrizi. Partecipano ai ricevimenti domenicali organizzati per gli esuli presenti a Londra. Inizia un intenso periodo di collaborazione a molte missioni segrete per servire la causa patriottica che prosegue anche durante la permanenza a Parigi dove i due arrivano nel gennaio del 1856.

Nella spedizione dei Mille

Al principio della primavera del 1860, a bordo di un vapore postale, si dirige a Messina con l’incarico di informare i liberali di Messina della futura partenza dei rivoluzionari Rosolino Pilo e di Corrao, per facilitar loro lo sbarco ed il viaggio in Sicilia. Poi ritorna a Malta per informare i rifugiati Italiani della prossima spedizione ed infine a Genova, la città marinara che si preparava all’impresa che segnerà poi le sorti della Penisola. Mentre sono in atto i preparativi per la Spedizione dei Mille (5 maggio 1860 – 26 ottobre 1861), esprime al marito il desiderio di accompagnarlo nell’impresa. Crispi cerca di impedirlo affermando che lo stesso Garibaldi è contrario alla presenza di donne nella spedizione. Ma Rosalie non si abbatte e riesce ad imbarcarsi tra le fila dei combattenti. Durante tutte le battaglie si distingue per il coraggio e la dedizione nella cura dei feriti. Anche negli anni successivi continua ad impegnarsi per la causa nazionale.

Galleria

Si distingue per i suoi atti di eroismo, mettendo a rischio la sua stessa vita e non esitando né a imbracciare le armi né a soccorrere i feriti sotto il fuoco nemico. Giacomo Oddo, nel suo libro “I Mille di Marsala” del 1863 la descrive come una “fiera savoiarda, disinteressata, piena di coraggio, ardita più di quanto in donna soglia accadere, dall’animo vivace, anzi di fuoco, dalla parola pronta, dall’animo schietto, nata alla libertà e all’indipendenza.”

L’abbandono di Crispi

Decisa e coraggiosa, sostiene il marito durante tutto il suo percorso di lotta e politico. Quando con l’Unità d’Italia l’avvocato Francesco Crispi diventa deputato, Rosalie lo segue nelle diverse capitali del Regno: Torino, Firenze, Roma, ma la loro vita cambia e iniziano ad allontanarsi. Nel 1878, Rosalie viene abbandonata dal marito quando questi si innamora della giovane leccese Lina Barbagallo, figlia di un procuratore generale di Corte d’Appello dell’ex Regno borbonico, che già dall’ottobre del 1873 lo aveva reso felicemente padre di una bambina, Giuseppa Ida Marianna.
Crispi, sostenendo che le loro nozze non hanno mai avuto validità, sempre nel 1878 si unisce a Lina con un matrimonio celebrato in casa, di nascosto. La notizia però trapela e la stampa lo accusa di bigamia mettendo forti dubbi sulla sua moralità e sull’uso pubblico del suo potere. Il fatto ha profonde ripercussioni sulla la carriera di Crispi: perde la fiducia del re ed è costretto a dimettersi da ministro. La magistratura apre un’inchiesta, tuttavia, benché dimesso, il suo potere è ancora forte e il processo, brevissimo, si risolve con l’assoluzione di Crispi che in seguito, tra il 1887 e il 1896, per quattro volte è eletto presidente del Consiglio dei ministri.

Gli ultimi anni e la morte

Rosalie vive il resto della sua vita in ristrettezze economiche, grazie a un vitalizio elargito prima dall’ex marito e, dopo la morte di questi, dallo Stato. Muore a Roma il 10 novembre 1904, a 81 anni.
Le sue disposizioni sono chiare: essere sepolta con la camicia rossa e con una cerimonia laica. Al suo funerale partecipano con profonda commozione le associazioni garibaldine e alcuni vecchi senatori a cui aveva prestato soccorso durante la spedizione dei Mille. Sono ben poche le autorità del nuovo Stato anche aveva contribuito a creare, ma tra queste c’è il senatore Francesco Cucchi, che nell’orazione funebre dirà:

Ebbi la fortuna di conoscere Rosalia Montmasson il 5 maggio 1860, mentre col marito Francesco Crispi, saliva a bordo della nave, in cui si trovava Giuseppe Garibaldi, la nave che conduceva i Mille a Marsala. Da Quarto a Marsala, Rosalia Montmasson non si occupò che di tutto quello che poteva servire ai garibaldini. A Calatafimi assistette i feriti con fede, con diligenza ed amore. Non mi dilungherò sulla vita della valorosa donna che cooperò grandemente alla indipendenza d’Italia e fu una delle grandi amiche del nostro Paese. Le porgo l’ultimo saluto.

Rosalie Montmasson in Archivio

L’Archivio centrale dello Stato conserva il fascicolo dedicato a Rosalie Montmasson nel fondo Ministero dell’Interno, Divisione prima, Archivio generale, I Mille di Marsala, Fascicoli personali 1861-1917, b. 22, fasc. 662, Rosalia Montmasson.

Data:
24 Ottobre 2022