Archivio Centrale dello Stato

Nuccio Bertone. Maestro del design

Pastiche pubblicitario Porsche Karisma 1994 – Chevrolet Ramarro 1984-Fiat X19 1972-Lancia Stratos HF Zero 1970 -Lamborghini Countach LP 400 1973

Nuccio Bertone. Maestro del design, di Alberto Corteggiani

Nell’estate del 1977 chi desiderava immergersi nel panorama delle tendenze artistiche del mondo si recava a Kassel, in Germania, per visitare la sesta edizione di documenta, la manifestazione internazionale di arte contemporanea. Passeggiando tra installazioni e padiglioni in cui pur facevano bella mostra di se autori come Francis Bacon e Balthus, non poteva passare inosservata l’opera progettata dal designer Marcello Gandini per Nuccio Bertone, il carrozziere italiano famoso in tutto il mondo per le sue creazioni futuribili. Bertone ha portato a Kassel la sua Lancia Strato’s Zero: un’automobile bassissima che assomiglia ad un razzo aerospaziale, non un modellino ma una scultura semovente e perfettamente funzionante che a tutt’oggi sbalordisce l’esperto come il profano, posto di fronte ad un oggetto così rivoluzionario, che ha segnato una cesura nel design automobilistico ancora ineguagliata.

Lancia Stratos HFZero 1970 Foto della cartella stampa per l’esposizione

Il percorso umano ed industriale della Bertone, che traccia la sua storia fino a lambire i giorni nostri, parte da un’umile cascina nella periferia di Mondovì (CN) dove nel 1884 nasce Giovanni Bertone (+1972) che, dopo aver fatto il suo apprendistato di carradore in una ditta del paese, nel 1907 si trasferisce a Torino per entrare poco dopo alle dipendenze della Diatto Ferroviaria dove si specializza nella costruzione di scocche. Nel 1912 si mette in proprio e superati i difficili anni della grande guerra passa dalla produzione di veicoli a trazione animale a quelli motorizzati. Tra i suoi clienti Giovanni annovera FIAT, Lancia, Itala, SPA e la stessa Diatto per cui produce elementi di carrozzeria e finiture d’interni. Negli anni ’30 viene inaugurata la nuova sede di corso Peschiera dove comincia a lavorare anche il giovane Nuccio (1914-1997), siamo ormai di fronte ad una piccola industria con 150 dipendenti che allestisce per FIAT i modelli Ardita e la celebre Balilla. È un periodo pieno di difficoltà, con le guerre che si succedono la produzione si rivolge all’allestimento di taxi, ambulanze e autobus. Alla fine della seconda guerra mondiale i cambiamenti in corso nelle tecniche produttive, in particolare l’avvento della scocca autoportante, costringe le vecchie carrozzerie ad adeguarsi o scomparire. Nuccio raccoglie la sfida dedicandosi personalmente alle gare di velocità e alla produzione di autovetture sportive fuoriserie su base Siata, Lancia, Ferrari e poi per il carismatico imprenditore americano Wacky Arnolt sui telai Bristol importati dalla Gran Bretagna e poi rispediti finiti negli Stati Uniti. Queste indubbie capacità tecniche e manageriali lo fanno apprezzare dai vertici di Alfa Romeo che gli commissionano la Giulietta Sprint disegnata dall’eclettico Franco Scaglione, un giovane aristocratico fiorentino proveniente dal settore del design della moda. É quella con Scaglione una delle tante fortunate collaborazioni che renderanno nel tempo grande il marchio Bertone. Nuccio è un manager brillante, sa riconoscere e valorizzare il talento quando lo incontra. Alla sua scuola crescono e si affermano i più grandi nomi del design automotive italiano ed internazionale, ci basti tra i molti citare qui per brevità solo i nomi di Giorgetto Giugiaro e Marcello Gandini.

La collaborazione con Alfa Romeo per la Giulietta Sprint che ha un successo clamoroso ed inaspettato, trasforma Bertone in un’industria, i dipendenti arrivano rapidamente a sfiorare prima i 400, poi in una vertigine gli 800 e poi i 1500 mentre vengono aperti nuovi stabilimenti a Mappano-Caselle e Grugliasco, il reparto esperienze diventa un’azienda autonoma: il centro Stile Bertone con 140 dipendenti.

Il successo di Bertone travalica ormai l’industria automobilistica, è arte, moda, costume!

Sono celebri le foto della Giulietta Sprint a Parigi con le modelle che indossano Balmain. I saloni dell’auto si succedono ad un ritmo frenetico e Bertone porta in tutto il mondo i suoi prototipi fantastici, non manichini ma macchine che entrano in movimento nei saloni enfatizzando ancora di più l’eccezionalità dell’evento, che si veste spesso di glamour come quando nel 1967 il prototipo Lamborghini Marzal sfilò sul circuito di Monaco in occasione del Grand Prix con a bordo Grace Kelly e il principe Ranieri.

Bertone è il sarto delle più importanti case automobilistiche del mondo, celebre in particolare modo il sodalizio con Ferruccio Lamborghini per cui Marcello Gandini disegna capolavori ineguagliati come la Miura e la Countach che a Ginevra nel 1971 in un istante fece invecchiare il concetto di auto sportiva come lo si conosceva.

Tra i tanti illustri committenti citiamo anche Ferrari, Maserati, Alfa Romeo, Lancia, Fiat, Citroen, Renault, BMW, Porsche, Opel, Mazda, Aston Martin, Bugatti etc. Le carte dell’archivio ci raccontano come a fronte di circa 350 progetti noti alla letteratura specializzata e al grande pubblico, quelli effettivamente realizzati, anche in gran segreto, come si addice ad un sarto d’eccezione, siano almeno il triplo.

 

Lamborghini Genesis 1988.Tecnica mista su cartoncino

 

Pastiche pubblicitario Porsche Karisma 1994 – Chevrolet Ramarro 1984-Fiat X19 1972-Lancia Stratos HF Zero 1970 -Lamborghini Countach LP 400 1973

 

Meno nota è l’attività di Bertone nel settore dell’industrial design. Dalle carte emergono progetti per orologi, occhiali, caschi, cravatte, macchinette del caffè, un seggiolino per bambini, la bottiglia della vodka Artic, le lampade Stratos per Zonca, progetti nel settore del lusso con l’allestimento di yacht ed elicotteri, infine un passeggino disegnato da Marie Jeanne, la figlia di Nuccio che con la sorella Barbara e la madre Lilli prenderanno le redini dell’azienda dopo la morte del padre.

Galleria

 

 

Con gli ultimi anni della gestione cresce anche la consapevolezza della necessità di tutelare il patrimonio culturale costituitosi in un secolo di attività e così nasce come appendice del centro Stile Bertone un Museo che custodisce la collezione dei prototipi e delle vetture più significative prodotte da Bertone. Con il fallimento la collezione è passata all’Automobilclub Storico Italiano ASI che la sta valorizzando esponendola in una serie di eventi internazionali con grande riscontro di pubblico.

Leggendo tra le righe di questa vicenda, emerge con prepotenza dalle testimonianze, dai documenti, dalle annotazioni, dagli appunti, anche dagli atti burocratici il fattore umano che è stato alla base di un fenomeno irripetibile che ha attraversato tutta la storia industriale italiana, dai giorni eroici dei pionieri alla rinascita del dopoguerra fino ai grandi successi internazionali degli anni ’70 e ’80. È questa una storia di uomini di genio, uomini umili che si sono rimboccati le maniche nei momenti più difficili e hanno saputo rilanciare con coraggio una sfida vinta a volte con le sole armi della fantasia o poco più. Oltre ai nomi dei grandi designer tra i tanti in cui mi sono imbattuto lavorando su queste carte mi piace ricordare due figure emblematiche a mio avviso per fare memoria di tutti coloro che, invisibili, hanno contribuito al successo di Bertone: la signora Elena Collazzuol, la segretaria personale di Nuccio, per 50 anni al suo fianco ha raccolto puntualmente informazioni annotate in preziosi quadernetti che oggi ci consentono di ricostruire passaggi fondamentali della storia dell’auto in Italia. Il tecnico aeronautico Ezio Cingolani creatore delle soluzioni tecniche che rendevano funzionanti le ideazioni dei geni visionari del design.

La storia di questa avventura imprenditoriale ed artistica è raccontata dalle carte – e non solo – degli archivi Bertone, acquistati in più fasi, in via di prelazione o per donazione dall’allora Ministero per i beni culturali e poi dal Ministero della cultura tra il 2018 e il 2022 grazie all’azione coordinata della Direzione Generale Archivi, delle Soprintendenze archivistiche del Piemonte e della Lombardia e dell’Archivio Centrale dello Stato, destinatario finale di questo straordinario patrimonio.

Parliamo al plurale quando ci riferiamo agli archivi Bertone perché la complessa vicenda societaria, poi terminata con due fallimenti ed un amministrazione straordinaria, ha portato gli archivi di cinque differenti società a confluire e risuddividersi in un gioco di carte che sta impegnando il personale dell’Archivio Centrale dello Stato in una complessa opera di ricostruzione.

Allo stato attuale la documentazione è ancora in fase di riordinamento e quindi i dati forniti possono essere soltanto provvisori. Nonostante questo la mole documentaria si presenta notevolissima per estensione cronologica, coprendo più di un secolo dal 1912 al 2013, per l’altissima qualità dei pezzi conservati (basti pensare ai disegni autografi di Giorgetto Giugiaro e di Marcello Gandini), infine per i quantitativi che vedono l’archivio grafico composto da circa 70.000 tra stampe, schizzi e figurini a cui si aggiungano altrettante fotografie e circa 2.000 faldoni di documentazione amministrativa, giuridica, contabile, corrispondenza, materiali promozionali e le carte dello studio dello stesso Nuccio Bertone oltre a modelli, quadri, poster etc.

A questi si aggiungano circa 500 supporti informatici (nastri, CD-DVD, HD etc) contenenti i dati di backup del lavoro svolto dalla fine degli anni ’90 alla cessazione dell’attività: un’occasione straordinaria per l’archivista contemporaneo di confrontarsi con le problematiche connesse al recupero, alla fruizione e alla conservazione a lungo termine di un complesso documentario ibrido.

L’Archivio Bertone è quindi un vero e proprio tesoro che, nonostante le traversie patite nell’ultimo decennio d’attività ed alcune innegabili dispersioni, rappresenta uno straordinario esempio di archivio d’impresa del design made in Italy.

Bibliografia essenziale:

A. T. Anselmi (a cura di) Carrozzeria Italiana: Cultura e Progetto: Torino, Parco del Valentino, 18 aprile-18 maggio 1978, Milano, Alfieri, 1978.
de la Rive Box, R. Crump, The Automotive Art of Bertone, Newbury Park, Haynes Publishing Group, 1984.
C. R. Carugati, Bertone: Dialogue with Mobile Form, Milano, Electa, 2002.
Gloor, Bertone: Pioniere des Autodesigns: Mit Einblick in die Automobilgeschichte, Olms Georg AG, 2020.
Greggio, Bertone: 90 anni (1912-2002), Vimodrone, Giorgio Nada Editore, 2002.
Sen, M. Robinson, The Bertone Collection, Dalton Watson, 2018.

Nota:

L’arrivo in Istituto della documentazione della società Bertone Cento, avvenuta nel mese di marzo 2022,  completa l’acquisizione degli archivi Bertone,  iniziata nel 2018 con l’archivio disegni della società Stile Bertone. Le 33 cassettiere metalliche della Stile Bertone conservano oltre un migliaio di cartelle contenenti elaborati grafici, disegni tecnici di prototipi progettati e realizzati tra il 1950 e il 2013. Questa documentazione si integra con l’archivio fotografico, la documentazione amministrativa ed i backup informatici appena acquisiti. Questo materiale rappresenta una parte importante e significativa della storia industriale e del design italiano. L’Archivio centrale dello Stato, allo scopo di rendere disponibile ai ricercatori tali materiali, ha avviato un progetto di riordinamento e digitalizzazione della documentazione.

 

Read the article in English: Nuccio Bertone: Discovering the Maestros Of Automotive Design

 

Data:
1 Aprile 2022

Ultimo aggiornamento:
15 Gennaio 2024, 20:13